Cos’è l’incontinenza urinaria

La definizione scientifica condivisa a livello internazionale di incontinenza urinaria identifica una perdita involontaria di urina in tempi e luoghi inappropriati di grado tale da costituire un problema igienico e sociale. Tradotto nei termini di tutti i giorni significa non essere in grado di “farla al posto giusto al momento giusto”.

Chi ne è affetto dice: “me la faccio addosso”, “mi bagno senza volere”, “mi bagno senza fare in tempo a raggiungere la toilette”, “ho la vescica debole”, e così via.



“Farla al posto giusto al momento giusto” comporta non soltanto la integrità di un sofisticato meccanismo di controllo neuromuscolare della funzione vescicale ed uretrale, ma anche normali capacità cognitive (identificare il posto ed il momento giusto), normali capacità di movimento/deambulazione (raggiungere il posto giusto. Il posto giusto può essere diverso dalla toilette; ad esempio nell’anziano o nel disabile costretti in carrozzina o a letto, può essere la comoda accanto al letto o un contenitore appropriato “il pappagallo”) e normale destrezza manuale (predisporsi in tempo all’atto minzionale).

In questa prospettiva la capacità di posporre la minzione non è solo il controllo volontario del riflesso minzionale, ma è l’adozione acquisita di un comportamento culturale complesso.

Quali sono le conseguenze dell’incontinenza urinaria?

Incontinenza urinaria e vescica iperattiva non accorciano la vita, ma peggiorano la qualità della vita.

Incontinenza urinaria e vescica iperattiva non mettono a repentaglio la vita di chi ne soffre, ma hanno un tale impatto negativo su tutte le dimensioni della qualità di vita (sociale, psicologica, occupazionale, relazionale, fisica, sessuale).

Vi sono dati che dimostrano che l’impatto sulla qualità di vita dell’incontinenza urinaria è maggiore di quello apprezzato nel diabete e nella depressione da poter essere indicato come un vero e proprio dramma privato ed un grave problema sociale.

Dramma privato perché si innescano fenomeni di riduzione dell’autostima, di rifiuto di sé stesso e del contatto sociale, di depressione, spesso vissuti con un intenso sentimento di vergogna che ha l’effetto drammatico di non cercare aiuto ma di ripiegarsi nell’isolamento, nell’immobilismo fatalista e nell’autocommiserazione.

Questo dramma privato è la base del meccanismo di sommersione di un problema altrimenti risolvibile nella maggioranza dei casi. Problema sociale perché l’entità delle risposte sociosanitarie necessarie è emergente in tutta la sua gravità. Il costo per la gestione socio-sanitaria della incontinenza urinaria e della vescica iperattiva è spaventosamente elevato.

Sono in atto in alcuni paesi progetti di ricerca finalizzati a dimostrare il miglioramento della qualità di vita e la riduzione dei costi attraverso la razionalizzazione degli interventi socio-sanitari.

Incontinenza notturna

L’Enuresi notturna e le Acquaporine

L’Incontinenza notturna rappresenta quel quadro clinico caratterizzato dalla presenza di una minzione completa durante il sonno in un’età in cui il controllo vescicale dal parte del bambino dovrebbe essere stato raggiunto. Tale età viene convenzionalmente fissata con il 5º anno per la femmina ed il 6º per il maschio.

L’incidenza di questa patologia è del 15-20% nei bambini tra i 6 e 10 anni e del 7% in quelli tra i 10 e 15 anni con una maggiore prelavenza per il sesso maschile.

Uno dei fattori principalmente coinvolti nella comparsa dell’enuresi è costituito dalla riduzione dei livelli plasmatici di vasopressina (ADH) durante le ore notturne. In condizioni normali durante la notte viene escreto un volume di urine pari a circa la metà di quello escreto durante il giorno. Di notte, infatti, aumenta la secrezione dell’ADH la quale esercita due azioni principali sul rene e precisamente stimolando il riassorbimento renale ed incrementando la permeabilità del dotto collettore all’acqua. In questi casi tuttavia in assenza di una fisiologica attività delle aquaporine (AQP) il riassorbimento attraverso la membrana, spinta da un gradiente osmotico, avrebbe luogo in maniera lenta e non in grado di effettuare una rapida regolazione dell’omeostasi come richiesta dall’organismo in quel determinato momento. Grazie alle AQP, invece, che rappresentano delle proprie e vere “proteine canale” di 28 kD per il veicolamento dell’acqua e che si trovano nel rene ubicate nel tubulo prossimale a livello della membrana apicale e basolaterale nel tratto discendente dell’ansa di Henle, il riassorbimento dell’acqua ha luogo in modo rapido e funzionale mediante l’azione combinata di ADH / recettore V2 (proteina integrale di membrana) / cAMP / traslocazione di AQP2 a livello della membrana apicale delle cellule principali del dotto collettore renale rendendole permeabili all’acqua.

L’APQ attualmente maggiormente studiata è la AQP2. In particolare nell’enuresi notturna uno dei probabili meccanismi fisiopatologici sarebbe costituito dai ridotti livelli plasmatici di ADH o da una ridotta espressione dei recettori per la vasopressina oppure da un’anomalia nel meccanismo di trasduzione del segnale innescato dalla vasopressina.

L’incontinenza è uno degli ultimi tabù della nostra era

Gran parte del “mondo incontinenza urinaria” è misconosciuto e sommerso a vari livelli: l’educazione sanitaria specifica è carente a livello infermieristico, medico, di popolazione e di pazienti; la consapevolezza a livello di popolazione generale è modesta; la consapevolezza delle possibilità di terapia per chi ne soffre è assente o modesta ed induce spesso alla rassegnazione e all’isolamento.